Mtbvagando



Girando per l’Altipiano di Folgaria-Lavarone-Vezzena, ho sempre cercato un luogo dove poter fare campo base per le mie escursioni. In questo mio girovagare nella zona di Luserna, mi sono imbattuto in una radura: era quello che cercavo; ero arrivato a Millegrobbe, una malga sapientemente ristrutturata.
Ho avuto subito l’impressione di essere giunto nel posto che poteva soddisfare le mie ricerche: una zona con tranquillità, pace e al centro di innumerevoli itinerari per la mia mtb, più una struttura che poteva essere idonea al mio scopo.
Sono entrato e la buona impressione avuta all’esterno si è confermata anche al suo interno: ambiente confortevole, personale giovane e gentile ed un gestore, Massimo, che sa veramente fare il suo lavoro. Quest’ultimo mi ha accompagnato  a visitare tutto il complesso, comprese le camere, molto accoglienti e spaziose, ed il centro benessere. Ho mangiato lì per avere un quadro completo   e devo dire che si mangia molto bene.
Da quel giorno questo è diventato il mio “campo base” che una volta all’anno è centro delle nostre escursioni  come gruppo di appassionati dell’mtb; da qui  è nato: “Quelli di Millegrobbe”.




LE ESCURSIONI

La zona di Millegrobbe si presta ad innumerevoli itinerari per tutte le esigenze.
Qui  troveranno  soddisfazione sia gli atleti più in forma che gli appassionati non  agonisti o anche i bambini.
La cosa che tutti dovranno avere in comune è una MTB in buone condizioni meccaniche, un casco e uno spiccato spirito di sacrificio. La MTB è esigente in questo settore.
Questa è la zona della mitica 100 Km dei Forti e in un prossimo futuro avremmo il passaggio della nuova ciclabile che da Folgaria andrà ad Asiago.
In questa sezione pubblicherò i percorsi che in questi anni ho potuto apprezzare e che spazieranno da Forte Verena, Forte Luserna, Spiz Verle e Lago di Lavarone con relative foto.
I miei compagni di avventura saranno sempre gli appartenenti al gruppo di VERONA  “MTB GOLOSINE”, con il quale da parecchi anni condivido questo mio hobby. Ciò non significa che nessun altro possa unirsi ai vari giri poiché siamo aperti a tutti coloro che condividono la nostra passione. In Malga sapranno darvi le informazioni  necessarie.
Non caricherò tutti i percorsi assieme,ma datemi il tempo di lavorarci.
Buon giro a tutti.

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MONTE BALDO

 Racconto i paesaggi suggestivi delle creste del Monte Baldo visti attraverso gli occhi di una guida di MTB.
       
                       

"La giornata non è iniziata bene, siamo arrivati tardi alla funivia di Malcesine (ore 10,45) e quindi abbiamo perso l'ultima corsa del mattino per mountain bike. Con calma abbiamo preso il sentiero per raggiungere l'arrivo del primo troncone, visto che avevamo tre ore e mezzo per aspettare la prima corsa delle 14,15. Purtroppo tutto asfalto, con alcuni tratti di pendenza impegnativa ma siamo arrivati a destinazione. Dopo esserci rifocillati al ristorante del posto,alle 14.30 circa siamo saliti per Baita dei Forti, 1745 metri, che si trova all'arrivo della panoramicissima funivia, vicino alla Bocca Tratto Spino, sul dorsale della montagna.

          
Un panorama davvero meraviglioso si apre alla vista, soprattutto in particolari momenti della giornata; infatti all'alba ed al tramonto, quando  la luce del sole con le sue  intense ed accese tonalità tinge le vette delle lontane montagne innevate, mentre in basso risplende lo specchio del lago, chiuso tra i monti, sul quale si affaccia la ridente località di Malcesine, sembra di smarrirsi tra il verde dei boschi e l'azzurro delle acque del Garda. Poi giù fino a bocca di Navene, prima seguendo una strada sterrata che si immette su un tratto asfaltato. Quindi si prosegue in leggera salita al Rif. Graziani. Seguendo il sentiero n°633, si raggiunge il Rifugio Altissimo "Damiano Chiesa"; è questo un tratto con notevole pendenza che abbiamo percorso in circa un'ora. Alle 17.00 eravamo al rifugio; il tempo di una coca, una birra, "ciapar fia'"(prendere fiato) e "quattro ciacole" col gestore,
                                              
e siamo ripartiti per Monte Veragna e prati di Nago (sentiero n°601).



Il primo pezzo passa da una pietraia dove è impossibile stare in mountain bike,




per poi diventare un divertente single track fra pratoni e sentiero battuto; si prende poi sulla sinistra una strada sterrata e si giunge a prati di Nago.




La segnalazione qui è insufficiente e bisogna orientarsi sulla carta; arrivati a quota 1290, stare molto attenti alla deviazione sulla sinistra, dopo un tornante all'altezza di una chiesetta.










  



Proseguendo per circa 500 metri al tornante successivo, quota 1304, si prosegue dritti senza fare il tornante per il sentiero N°6, fino a quota 1160 dove, dopo un tornante, si gira a sinistra. Si prosegue ancora per il percorso N°6 e si arriva al Dosso dei Roveri. Qui inizia un'altra storia: la discesa si fa molto tecnica e impegnativa, molto ripida e molto sconnessa; sono presenti salti sulle rocce che mettono a dura prova sia la meccanica della bicicletta che il fisico dei bikers; è circa 1km e mezzo ma molto tosto. Questo tratto non è consigliato a biker inesperti. Il sentiero ripercorre una vecchia strada militare, non è molto frequentato e per questo è possibile incontrare animali selvatici; ci siamo trovati a "quattr'occhi" con un camoscio.

Si prosegue sullo stesso e si passa di fianco al Ricovero Forested, quota 873, incustodito e abbastanza in degrado. Qui il sentiero non presenta particolari difficoltà fino a quota 650 circa, dove inizia un altro tratto difficile, non molto tecnico, da affrontare però con cautela.

Superato questo pezzo il percorso è un saliscendi veloce nel bosco fino a Malcesine. Attenzione al bivio sulla destra che porta a Navene, bisogna proseguire dritti sul sentiero N°4; qui è segnato. Sono 11 km di discesa, fisicamente impegnativi. Lunghezza totale 45 Km. Siamo rientrati alle 19,30  stanchi ma molto contenti. E' stata una bella giornata. Un grazie a tutti per la bella compagnia."






video
 


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Ho sempre sentito parlare della Liguria come di un terreno impegnativo per la MTB con salite irte e discese tecniche; insomma terreni da scavezzacollo, ma anche di panorami mozzafiato e contrade caratteristiche. Per questo la curiosità ha avuto il sopravvento e ho condiviso questa mia curiosità con il gruppo di MTB di cui faccio parte.
Siamo partiti una fresca mattina di maggio da Verona. Alle 06.30 eravamo in pullman in direzione San Bartolomeo al Mare in un gruppo di circa 50 biker determinati  verso chissà quali percorsi.
Abbiano pernottato  a Villa San Giuseppe, albergo della costa Ligure, per tre giorni; ad accoglierci c’erano le guide dell’Accademia Nazionale di Mountain bike che ci hanno seguito e guidato per tutti i tre giorni con molta professionalità e pazienza. Devo dire che i paesaggi e i percorsi  che abbiamo visto nelle nostre scorribande sono stati al di sopra delle nostre aspettative. Abbiamo spinto sui pedali, a piedi, ci siamo lanciati in single track tecnici, fangosi e taglienti. Ovviamente siamo caduti abbiamo forato ma per fortuna senza grandi conseguenze. Le abbiamo provate tutte. Abbiamo sentito il classico sibilo del tubeless che non vorresti mai sentire con fuoriuscita del liquido e in contemporanea il tambureggiare del cerchio sul terreno attutito dal copertone afflosciato; abbiamo rotto raggi, rovinato mozzi e rotto catene. Abbiamo visto amici sparire nei cespugli  e  rotolare nei guadi ma sempre recuperati in allegria. Il tutto per dimostrare che il terreno ligure non è tenero con i biker. Ricordiamoci però che girare in MTB può anche essere pericoloso se si va all’avventura senza la giusta conoscenza dei percorsi e della tecnica di giuda. Quindi aAffidiamoci sempre a guide del posto con esperienza.

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Partenza loc.Marmoraia in direzione sorgente “Socini”. Il primo tratto in discesa è ripido ma senza difficoltà e ci porta subito alla sorgente per poi risalire fino a loc. “Quegna” ,seguendo un largo sentiero che si congiunge con la SP 101 dove giriamo a destra. Superata l’indicazione per “Mucellena”sulla sinistra si prosegue per circa 700mt.e alla fine di un guardrail sulla destra si imbocca un sentiero che ci porta su una strada sterrata. Qui prendiamo a destra e poi subito a sinistra in direzione “Senese”.
La strada sterrata inizia in leggera discesa ma attenzione al primo bivio  (quota 536) dove bisogna tenere la sinistra sino a giungere a un crocevia (quota 545)dove ci dirigiamo a destra. Si prosegue tenendo sempre la sinistra per sbucare nuovamente  sulla SP101. I luoghi sono selvaggi e poco frequentati ma i suoni della natura, se si sanno ascoltare, sono impareggiabili.
Giunti sulla strada provinciale giriamo a destra e subito dopo a sinistra per “Podere Cerrecchio”. La strada in discesa  è in terra battuta, ben tenuta e percorribile anche dalle macchine fino al podere dove prendiamo a sinistra e ci addentriamo nel bosco. Qui è difficile orientarsi e consiglio  di seguire la traccia GPS. Il percorso diventa in alcuni punti impegnativo sia in salita che in discesa, con terreno  sconnesso che mette a prova le doti di equilibrio da trialista.
Giungiamo poco dopo ad un incrocio dove prendiamo  a destra in direzione “Casa Alteri”; il sentiero continua a salire fino a giungere ad una ripida discesa sconnessa che ci conduce ad incrociare il percorso della “Monteriggioni Bike”, segnato da una freccia, su cui giriamo a sinistra; la salita è impegnativa e sconnessa. Giungiamo ad un incrocio con la forma di una rotonda formata dall’unione di tre sentieri. Quindi prendiamo a destra per “Castellare” seguendo la freccia “Monteriggioni Bike” che abbiamo già trovato prima. All’inizio è un falsopiano che ad un bivio a destra inizia a salire e ci porta all’interno della bocca di un antico vulcano;  lo attraversiamo e  salendo ancora giungiamo al “Castellare”.
Ripercorriamo il sentiero in senso inverso sino alla rotonda di prima e proseguiamo diritti per giungere a “Casa Alteri”.






































 Proseguiamo subito a destra  per “Cappella Nagli” su un sentiero che inizia in maniera semplice ma diventa poi ripido in discesa e abbastanza tecnico con fondo sconnesso. Arriviamo ad una strada asfaltata dopo una lunga discesa. Giriamo a sinistra e giungiamo a Scorgiano dove ritroviamo la SP 101;








 




























































prendiamo per Maggiano e risaliamo attraverso diversi sentieri in Loc.Marmoraia.
Il percorso è variegato e troviamo varie tipologie di tracciato. Sono presenti discese e salite ripide e tecniche. Sono poco presenti le segnalazioni delle località in cui giungere, la cui carenza non ci dà la certezza della direzione.

GPX:
Marmoraia Cerrecchia






GPX:
Marmoraia Monte Maggio
 


Cartina IGM




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Partenza da Verona alle ore 07.30 e dopo la colazione e l’appello (siamo in nove),prendiamo l’autostrada, direzione Vicenza, per prendere la Valdastico  che ci porta ad Asiago e poi a Gallio.
Ore 09.30,siamo a Gallio e si parte per il giro che sarà più tosto di quello che avevo previsto ma la bella compagnia e la giornata serena ci farà dimenticare, almeno  fino ad un certo punto, la fatica. Stiamo pedalando su un terreno sacro dove migliaia di uomini hanno combattuto, sofferto e sacrificato la loro vita per la nostra ITALIA, per conquistare la libertà che oggi abbiamo e di cui, purtroppo, spesso non sappiamo capire il valore.
Saliamo per la Val di Nos che subito ci illude con una pendenza leggera ma poi ci presenta il conto con alcuni strappi  notevoli. Ci fermiamo per compattare il gruppo a ex C.ra le Busette; quindi ripartiamo ma è ancora peggio: fondo sconnesso e mosso, con pendenza notevole, scendo e spingo ma sono in compagnia. Dopo 10 km abbiamo terminato la prima salita e ci fermiamo a Prà Campofilone per riposarci e mangiare. Ripartiamo in discesa e stanchi di stare sulla strada cerchiamo tutti i single track possibili con occhio vigile sempre sul GPS. Ci aspettano altre due salite toste, passiamo da Campo Muletto  dove ci fermiamo per una riparazione(il Trapper ha bucato) e ripartiamo per Malga Meletta davanti  e poi M.Meletta di Gallio (mt. 1730).
A Malga Meletta un panorama meraviglioso si estende davanti al nostro sguardo: alla nostra sinistra le Dolomiti di Brenta, di fronte il Monte Fior e Spil (tristemente noti nel primo conflitto mondiale di cui ne menzionerò poi)e  a destra la pianura Padana.
Ora ci attende una discesa tostissima non tanto tecnica ma ripidissima. Cerchiamo di rallentare il più possibile ma il mio contachilometri segna 53 Km/h e su un terreno sconnesso e mosso non è facile controllare la MTB. Passiamo dal salto degli Alpini (la parola stessa da il senso del dislivello) e raggiungiamo l’asfalto Alla Baita Sporting Club dove prendiamo fiato. Fatti 100 metri sulla strada giriamo subito a sinistra per fare l’ultima ma non facile salita che ci porterà a Croce di Longara per farci scendere in un bel sentiero nel bosco fino a Gallio.
E’ finita e siamo già nella piazza di Gallio a saccheggiare il primo bar che abbiamo trovato ricordando i paesaggi e i passaggi più belli.
Grazie ai magnifici nove(Beppino-Rama-Trapper-Roby-Lorena-Poli-Ennio-El Zenero-Calze) per la bellissima giornata passata assieme.

P.S. Degni di  nota sono senz’altro  Monte Fior e Monte Spil, due  montagne che hanno significato tanto storicamente parlando, nella prima guerra mondiale, per la conquista della libertà dell’Italia dagli eserciti stranieri. Se questi monti non fossero stati difesi con tanta tenacia forse la nostra  storia non sarebbe la stessa. Per un maggior approfondimento in merito  consiglio di leggere il libro: “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu e tante cose vi saranno certamente più chiare oppure potete consultare on line il link: 
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Una pagina a parte merita la Lessinia, per i suoi paesaggi e perché è la montagna della città in cui vivo. Attraversarla tutta in MTB, da passo Malera al Corno d’Aquilio, è un’avventura che un biker dovrebbe fare almeno una volta. I paesaggi che  si susseguono sono sempre nuovi e lo sguardo spazia dai monti della Lombardia a quelli del Trentino e al riflesso della laguna Veneta, in giornate particolarmente limpide. Consideriamo che siamo in un parco naturale  e il rispetto dell’ambiente è d’obbligo. Non è inconsueto incontrare camosci e marmotte e quest’anno è stato avvistato anche il lupo.




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Si parte dal parcheggio dai Parpari alti e si imbocca subito sulla destra il sentiero n.250 che ci porterà a Passo Malera. Dopo poco incontriamo, sempre sulla  destra, il sentiero che arriva a Giazza detto sentiero delle Gosse(questo sarà argomento per altro giro), ma non lo consideriamo e proseguiamo diritti. La salita non  è impegnativa e diventa discesa fino a malga Malera di Sotto, dove prendiamo sulla destra. Una salita più impegnativa ma pedalabile ci porta a Passo Malera. I resti di trincee della Prima Guerra Mondiale  ci dimostrano che anche qui hanno vissuto, anche se non in modo operativo, i  momenti di quel triste periodo.



Passo Malera



















 


















Parpari e Valpadana



































Val di Illasi

























Passiamo fra Castel Malera e Cima Trappola sul sentiero n.287 lasciando alla nostra destra Rif.Gaibana e ci portiamo in direzione San Giorgio dove, attraverso una bella discesa fra pratoni e una  vecchia strada forse militare ma ben visibile, ci immettiamo sempre sul n.250 all’altezza di Pozza di San Giorgio.


























Vista dal Monte Tomba























Si riprende la salita verso Malga Gaibana , Pozza Morta per giungere con un  tratto abbastanza duro ma fattibile a Monte Tomba. Siamo in cima  ci gustiamo il panorama, facciamo uno spuntino e si riparte ma questa volta in discesa verso Sorgente Chiaranella e Rif. Podesteria. Ora alterniamo la strada sterrata con dei single track che segnano il confine tra la provincia di Trento e quella Verona, come una volta lo delimitavano fra Italia e Austria; di ciò ne sono testimonianza i cippi di confine ancora visibili e alcuni in buono stato. Qui il nostra sguardo può spaziare a 360° dalla pianura veneta alle alte vette Dolomitiche e sempre su di noi fa da sentinella il gruppo del Carega.



Cippo di confine






















Siamo giunti a  Monte Castelberto. Il panorama sulla Valdadige, Rovereto, Trento, Dolomiti di Brenta e Monte Baldo è da mozzafiato. Facciamo una sosta al punto di osservazione e quindi ci dirigiamo al Rif.Castelberto. Questo era una volta una caserma della finanza che è stata ristrutturata con molto gusto dalla famiglia Scandola e dedicata al padre. Si mangia molto bene e vale la pena fermarsi ad assaggiare i piatti tipici locali.



Targa commemorativa



















Rif.Castelberto





















Scendiamo verso  Sega di Ala. Percorriamo il n.111 per un breve tratto per girare a destra verso Malga Coe di Ala ed immetterci sul n.180 che ci porterà, con una strada sterrata  abbastanza ampia, fino al ristorante di Sega di Ala. Divoriamo qualche panino e beviamo qualche bibita, quattro chiacchiere in allegria e si riparte. La compagnia è veramente divertente e abbiamo creato una bella armonia. Qualcuno lancia l’idea: “Visto che siamo qui perché non andiamo ai Busoni?” Non era nel nostro programma ma essendo vicini decidiamo di andarci e partiamo in direzione Villaggio San Michele.
Seguiamo una strada militare che si addentra nel bosco tra alberi  e cespugli fino ai Busoni, chiamati così perché sono delle gallerie che attraversano la montagna e sbucano a strapiombo sulla Valdadige. Nella Prima Guerra Mondiale erano postazioni di cannoni che proteggevano la pianura Veneta da una eventuale avanzata Austriaca. Da lì erano sotto tiro Rovereto e la valle sottostante. Anche qui   il panorama merita ma facciamo attenzione poiché siamo su uno strapiombo.
Ripercorriamo la galleria in senso inverso e orientandoci  con il chiaro che intravvediamo alla fine. Una foratura dopo tanta strada è accettabile  e ci dà l’occasione per fare il punto della situazione e decidere che sentiero prendere per diregerci verso Corno D’Aquilio.
Ritorniamo a Villaggio San Michele per prendere subito a destra in direzione Malga delle Cime, dove la traccia di sentiero si fa dura e siamo costretti a scendere dalla MTB e spingere. Per fortuna  lo strappo dura poco e risaliamo in MTB per passare sotto il Passo della Morte, nome appropriato dopo la fatica; ci ricolleghiamo allo sterrato che proviene da Sega di Ala all’altezza di Fonte Costabella (forse abbiamo allungato ma ne valeva la pena).
Giungiamo  alla Fonte del Colle e risaliamo per Casara Preta di Sopra  dove ci dividiamo. Un gruppo ci aspetta a Casera Preta di Sotto mentre noi proseguiamo. Prendiamo il sentiero n.220, fino alla cima del Corno.
Alcune foto di rito e poi giù per i pratoni e single track divertentissimi  fino alla Spluga della Preta.
Alla nostra destra  lasciamo la Grotta del Ciabattino, che merita d’essere visitata,e il gruppo si ricompone. Ora ci aspetta una discesa  molto tecnica e tosta. Faccio le raccomandazioni del caso e parto con molta prudenza. Siamo tornati sul sentiero n.250 che ci porterà in contrada Tommasi e poi a Fosse. Possiamo dire che la Translessinia è terminata ma noi dobbiamo arrivare ancora a Verona.
Dopo una sosta ad un bar di Fosse prendiamo su asfalto e passiamo da Sant’Anna  d’Alfaedo, Cona, Vagimal, Corrubio e Fane dove giriamo a sinistra per Madonna delle Salette. Qui al Capitello giriamo a destra e passando sotto monte Comun seguiamo dei single track per arrivare a Montecchio.
Continuiamo sulla strada per Grezzana e giunti in località Case Vecchie, non ancora appagati,ci divertiamo in un bellissimo single track nel bosco che ci porta in località Gasperi: siamo sulle Torricelle e seguendo la dorsale arriviamo a Verona.
La nostra fatica è finita ma il ricordo di questa bellissima giornata rimarrà nelle nostre menti per sempre.  Un grazie ai compagni di avventura  Lorena, Dimitri, Roby, Andrea (cactus),Sergio e Paolo (er capoz)








































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